Finti annunci di lavoro: da segretaria al porta a porta

Racconto la mia esperienza fresca fresca di oggi, non è uno scam totale in quanto l’azienda esiste ma la frustrazione provata è stata enorme, poiché era finta tutta la parte dell’annuncio in quanto figura ricercata ed il colloquio lo è stato ancor di più, arrivando a culminare con la “giornata di prova” di oggi in cui è emerso in cosa consistesse realmente il lavoro.
Ho risposto ad un annuncio per impiegata, sia front che back office, vengo chiamata a colloquio per questa azienda di cui mi viene detto il nome che però mi viene anticipato non è famosa in quanto lavora per altri marchi più noti, gestendo vari aspetti dalla fatturazione alla logistica. Io cerco il nome su Google e non compare nulla, faccio la ricerca anche col fisso da cui hanno chiamato ma niente.
Vado a colloquio e la sede c’è, al mio stesso orario però ci sono altre 4 persone, comunque dura poco in 10 minuti ciascuno si esauriscono i colloqui e tocca a me.
Già qui le prime incongruenze:
questa società si occupa di fatturazione, gestione merci, formazione personale per 52 attività diverse (io che lavoravo solo in una, mi chiedo come facciano a gestire loro aziende di settori così distanti? Me ingenua…).
La ragazza che mi fa il colloquio decide che, se mi va, posso partecipare ad una giornata di affiancamento in cui mi valutano: passerò in ufficio la giornata e vedrò i tre pilastri di cui si occupano fatturazione, logistica e formazione del personale. Mossa vincente di lei: “vieni pure vestita casual, anche struccata e senza tacchi, in ufficio lo stile è informale”.
In più orario 8.40 - 12.30 e 14.00 - 18.00.
Ok, ci si vede tra due giorni.
Ovvero oggi, la disfatta di Caporetto a cui non ero minimamente pronta.
Questa mattina mi presento e arrivo 5 minuti prima, sotto il portone trovo due ragazze e una era con me al colloquio di lunedì, ci stupiamo di essere in tre perché l’ufficio sembrava piccolo però loro hanno già citofonato e gli hanno detto di aspettare giù in quanto era in corso una riunione (ah ok allora ci metteranno in sala riunioni).
Per inciso lo so che sto scrivendo un papiro ma il diavolo sta nei dettagli…
Ci aprono poco dopo e in sala d’attesa troviamo altri due ragazzi, siamo sempre più perplesse. Nel mentre la fantomatica riunione volge al termine con tanto di urletto motivazionale (già lì mi sono vergognata ma in fin dei conti ho pensato fossero dei commerciali che poco centravano con me e col lavoro di segretaria).
Cominciamo ad essere chiamati uno alla volta e veniamo introdotti al dottor Kevin “selezionatore finale”, che ci appioppa al tutor e che solo alla sera dopo che avremmo sostenuto un test, ci dirà se siamo scelti o meno e “ATTENZIONE perché cerchiamo solo una persona”.
Vengo introdotta ad Alessandra la mia tutor che mi prende e mi fa uscire, cominciando a spiegare di cosa tratta l’azienda.

Credo che qui sia pura strategia: non sai bene chi è, non sai dove stai andando e lei parla senza dar modo di essere interrotta. Anzi, sei sotto esame.
Sono da poco in questa città ma in breve capisco che stiamo arrivando alla stazione e, mentre mi vengono citati partner d’azienda storici come Mc Donald’s, Mondadori, Fastweb e anche la Juventus l’anno della retrocessione in B con una campagna marketing del porta un amico tifoso gratis allo stadio, sono sempre più confusa: ok, ma mentre andiamo a spasso come fai a capire se so o meno registrare una fattura?
Però devo rispondere io a domande come: sai cosa è una start up, un mark up e i beni primari…
Ok mi dico, vediamo dove si va a parare.
In stazione trovo una delle ragazze di prima e mentre i due tutor si scervellano per far i biglietti mi fa: “ma sai che andiamo a Carrara?”
Io le dico che la mia tutor non mi dice nulla ed a domanda diretta in stazione non ha risposto, però a Carrara ci hanno detto durante il tragitto sia a me che a lei che c’era la sede centrale dell’azienda. Forse saranno messe alla prova lì le nostre capacità.
Una volta salita in treno (quindi senza più la possibilità di sottrarmi rapidamente), lentamente vengono lanciati i primi segnali…
Sapete di tutti i grossi nomi che mi sono stati fatti con chi hanno la fortuna di collaborare con contratto decennale appena rinnovato? Con ENEL. E cosa curano? Il passaggio dal mercato tutelato al libero per le utenze business, però OGGI io verrò testata aiutandola a coprire una zona di Carrara di utenze di PRIVATI.
No aspetta scusa? Io ho mandato il curriculum per la posizione di segretaria! Non sono stata minimamente avvisata e mi ritrovo su un treno, sono contrariata.
Beh ma la questione è semplice, il posto in ufficio lo si ottiene dopo almeno due mesi di lavoro sul campo perché se non conosci la base come puoi svolgere il lavoro in ufficio? Ma di stare tranquilla che l’azienda è in forte crescita e presto nella mia città apriranno un secondo ufficio e uno pure a Genova.
E qui, parte la seconda parte della supercazzola, quella che ho visto davanti a me mr.Rip che diceva “è un Ponzi”. Attenzione prego:
Loro (inteso i tutor della giornata), sono figure complete capaci ormai di formare e valutare personale. (Scoprirò poi dall’altra ragazza che il suo tutor le ha spifferato che sono in azienda da circa 5 mesi e che nel lavoro per strada col cavolo che fai l’orario che ci hanno detto, quell’orario lì è quello dell’ufficio).
Una volta formate 4 persone sotto di loro, verrà aperto il nuovo ufficio e poi da quell’ufficio verranno formate altre 4 persone che apriranno un altro ufficio, l’azienda madre sosterrà il nuovo ufficio con le spese di avviamento e poi appena sarai decollato col lavoro l’ufficio sarà tuo e sosterrai tu le spese… Aspetta ma io volevo una attività in franchise o avevo fatto il colloquio da segretaria?!?

Arriviamo a Carrara, prima tappa il bar, veniamo ignorate mentre i due tutor scelgono la via da cui partire, già io e l’altra ragazza ci scambiamo segni di fuga. Dopo una buona mezz’ora perché si orientino tra cartina stampata e Google Maps, riusciamo a partire. La mia stima nella possibilità che siano in grado di valutare qualcuno ormai è sotto i tacchi come la mia voglia di vivere.

Partiamo alla volta della prima via, svolta qui gira la’ arriviamo e la via è sbagliata. Certo avrei potuto aprire il telefono ma ormai avevo deciso che non meritavano nulla, al tempo stesso volevo vedere la parte della vendita.
Oggi, mi dice la tutor si fanno i privati perché, nonostante abbiamo ricevuto degli avvisi di adeguamento non sono passati in ufficio, se invece le bollette sono già aggiornate gli si propone la fibra sempre con Enel.
Domanda mia: “ma si va solo dai clienti Enel quindi?”
“No, si va da tutti, perché qualsiasi fornitore tu abbia hai il contatore che è di Enel e quindi sei COMUNQUE cliente Enel”.
Ah.
Lei tira fuori il cartellino ENEL apre il portale sul tablet ma le prime case non ci aprono, sono sollevata.
Lei stizzita non capisce perché non ci aprano… eppure hanno le finestre aperte devono essere in casa!
Poi a una signora che apre ma rimane sulla porta invece di venire al cancello urla che lei non è una pescivendola che può sbraitare e ad andarcene siamo noi.
Mi dice che non poteva urlare anno poi le case intorno non ci avrebbero più aperto.
Penso tra me e me che è quello che normalmente faccio io. E poi realizzo: di mercoledì mattina ma chi può mai esserci a casa se non pensionati? “Fregheremo gli anziani?” Io non lo posso fare.
E invece succede:
ci apre un signore dolcissimo di 93 anni, solo in casa e che dice che delle bollette se ne occupa il figlio. Però le va a cercare.
Non trovarle, non trovarle, non trovarle.
Le trova, la tizia si fa aprire il cancello e si fionda sulle fatture luce e gas. “Non so se lo sa ma le facciamo il 30% in meno sulla luce e sul gas 4 mesi gratis”.
Siete gentili, venite dentro. Lei si siede senza chiedere permesso, lui chiede se deve spegnere la radio che è l’unica compagnia che ha. Rispondo io che dovrei tacere dicendo di no, ma la tizia non ha tempo, deve fotografare e inviare tutti i documenti per la pratica e l’ufficio deve dirle se va bene o no. Io muoio dentro impotente come una merda, pensando in cosa mi sono cacciata. La fermo? Ma come faccio? Io non posso fare questo per vivere.
Non posso.
L’atto finale è la firma sul tablet, che lui non deve toccare o si sposta il riquadro e con la penna gommata non riesce proprio. Allora col dito!
Dopo tre minuti di lotta, la tipa estorce (non posso usare altro verbo), le firme al signore, l’ufficio conferma e possiamo andare.

La verità? Di ottordicimila pagine di documenti il signore non ha idea di cosa abbia firmato, né gli viene lasciato nulla a casa. Lui pensa al risparmio, io temo che sia un modo per farlo passare dal tutelato al mercato libero. Specifico che non ho prove di cosa consista quel contratto, il mio tutoraggio si è interrotto quando la tizia ha visto le fatture, doveva lavorare lei (a provvigione quindi?!? Non potevano parlarci di stipendio loro, lo avrebbe fatto Kevin la sera), non ho visto il programma sul tablet né niente.
Usciamo e vede già un’altra porta, e poi un’altra in cui ci mandano via in malo modo.
Prendo coraggio e le chiedo se posso andarmene, non posso fare questo lavoro.
Lei mi guarda interdetta: “ma guarda che è facile”.
Al che, già mortificata e umiliata ho però anche del giramento di balle in corpo e rispondo: “non è che non posso farlo, non voglio farlo, va contro la mia persona. Se lo avessi saputo non avrei fatto perdere tempo visto che ho risposto ad un annuncio come segretaria”.
La risposta? “Vabbè quella senza lavoro sei te.”
Saluto e vado verso la stazione, sconfitta telefono al mio ragazzo per raccontare la storia assurda e sbaglio strada.
In realtà sono fortunata, mentre torno indietro, trovo l’altro tutor con la ragazza di cui sopra. Lei se ne frega del tutor e mi chiama per chiedere cosa faccio da sola, io rispondo che me ne sono andata, attraverso e le dico che io non posso fare il porta a porta, non rientra nelle mie capacità e sopratutto non è quello per cui abbiamo risposto all’annuncio.
Lei conferma tutto al tutor che non sa come gestirci, racconta anche lei del colloquio e del fatto che ci avevano detto che saremmo state in ufficio. Lui inizialmente abbozza: “ragazze questo è solo il 30% del nostro lavoro, in ufficio si va poi” e poi aggiunge: “se non sapete come è fatta una fattura, come potete pretendere di stare in ufficio?”
Mi sono sentita punta sul vivo, “10 anni di impiegata amministrativa e non saprei leggere una fattura? O cercare un POD su una fattura luce? Ti prego risparmiamela questa”.
Arriva di corsa la mia di tutor, dicendomi “ah l’avete trovata voi ci ha ripensato!”
E a quel punto parla l’altra:”si abbiamo pensato che vado via anche io per i suoi stessi motivi”.
La risposta? Beh cosa poteva dire se non: “ok, ma ricordate che siete voi senza lavoro.”
Non ci giriamo nemmeno via verso la stazione e verso casa. Con la magra consolazione di aver vicino una persona che ha appena subito la stessa folle mattinata.

E’ stata dura poi chiamare la famiglia e spiegare a chi sapeva che oggi avevo un giorno di affiancamento, dire che mi sono trovata a vendere contratti porta a porta.
Però mi sono anche resa conto di una cosa anzi due: uno,come è brutto quando hai voglia di lavorare cadere in queste cose e due che però non ho vergogna di parlarne e di scriverne anche a sconosciuti, perché è assurdo come con la scusa del parlare ti portino in giro e pian piano ti rivelino dove tu sia finita. E tu stupida perché sei andata fin lì? Perché ci hai sperato fino all’ultimo. ( che sempre il meccanismo che scatta per la fuffa e nel quale si pensa di non poter mai cascare e invece…).

Ma sarà l’età e anche gli anni di lavoro, io che ho un carattere chiuso, sono timida, se avessi fatto questa esperienza 15 anni fa, sarei stata lì tutto il giorno a vergognarmi incapace di reagire. Invece crescendo e confrontandosi nella vita e nel lavoro, coi problemi da gestire, si acquisisce anche il buon senso di dire ma sapete cosa? Io questo non posso farlo, perché non fa parte di me. Se non mi aveste ingannato, vi avrei detto io per prima che non sono un venditore, sono una segretaria.

Solidarietà a chi ci è cascato, non c’è niente da fare sono batoste ma sono loro sbagliati e chi finge che queste cose non esistano, incentivando situazioni per nulla trasparenti, per questo fa sempre bene parlarne.

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Guarda, il rimedio per sentirti meglio è andare alla finanza a segnalare il tutto. Non servirà a niente ma almeno starai meglio tu. Se hai i contatti di altre ragazze potreste andare assieme e fare numero almeno.

Anche un contatto enel per segnalare truffe (se esiste) potrebbe servire, sicuramente i cartellini enel non sono autorizzati, ne legali.

Purtroppo ad Enel ho provato a chiedere info dalla sera stessa. Hanno un numero che ti dicono di chiamare per verificare il numero di cartellino degli operatori (la tutor me il suo me lo ha detto a voce quindi non lo ricordavo), ma ho provato a chiedere se la ditta avesse effettivamente un contratto con loro per andare in giro. Purtroppo la signorina mi ha risposto che loro hanno molte ditte di questo tipo che però sono terze rispetto ad Enel e quindi loro non sanno cosa fare.

È la classica truffa Enel Energia, ci sono molti post in rete. Estorcono i “numeri utili” dalla bolletta o vedendo il contatore luce e il malcapitato si ritrova con Enel Energia o, nel peggiore dei casi, con un doppio contratto, sia con il vecchio operatore che con Enel Energia