Approfondimento Yuri Tufano

Il seguente post era stato scritto da un utente, che poi ha deciso di cancellarlo senza fornire alcuna spiegazione. Di sicuro è stato cliente del signor Tufano, che in questo post non subisce alcune diffamazione ma solo una puntuale, equilibratae ben argomentata/documentata analisi critica.

Così lo abbiamo ripristinato come di consueto, per lasciare che questo forum venga usato come risorsa utile per tutti e non solo per chi, magari, pensa di poterlo usare per ottenere rimborsi e poi far sparire tutto senza neppure un grazie. Spargete la voce.

Quando il self publishing è “made in Italy”, il marketing è “Partner Verificato Amazon ADS”, ma il footer parla della solita azienda nel Delaware e le banche che ricevono i fondi parlano arabo.

Chi conosce Yuri Tufano conosce già la narrativa: prima macchinista ferroviario stanco della vita a turni, con moglie e figli al seguito.

Poi la svolta. La libertà grazie ad Amazon e al self publishing. Le chiavi d’accesso a una seconda entrata, ma che dico… a una rendita passiva, a una vita “LIBERA”.

Fin qui, nulla di nuovo: è il classico arco narrativo del digital hero italiano.

Solo che qui il racconto non si ferma al “da zero a qualcosa”. Qui si entra in un ecosistema più interessante, dove la promessa non è semplicemente “impari una skill”, ma qualcosa di molto più seduttivo: fai business online su Amazon anche se parti da zero, anche se hai poco tempo, anche se non hai nulla da vendere.

Ma facciamo un passo indietro. Chi è Yuri Tufano? Lasciamo perdere il suo passato da macchinista che non importa a nessuno (potete trovare la sua storia completa sui canali BigLuchiani).

Yuri nasce digitalmente come studente di Arnao (altro formatore di Self Publishing che non vende sogni, ma forse neanche solide realtà), raggiunge i fatici 10k/mese e diventa coach di quest’ultimo.

Non si limita a questo, ma diventa anche parte dell’ecosistema “Accademia” grazie alla sua agenzia di servizi per self publisher in esclusiva per gli studenti di Arnao (pare che tra tali servizi ci fossero libretti scritti da nigeriani/pakistani venduti a peso d’oro).

La storia finisce qui? Neanche per sogno, il Lupo di Amazon, come un giorno si autoproclamerà, decide di mettere in atto la prima… decidete voi come chiamarla… distruggendo una delle piattaforme leader del self publishing: IngramSpark.

Sì, so cosa state pensando, esiste ancora, non ha distrutto nulla. Ma mentre prima era una piattaforma che lasciava molte libertà ai suoi utenti, dopo l’arrivo del Lupo è diventata molto restrittiva tanto da essere quasi abbandonata.

Infatti, Yuri Tufano, decise bene di insegnare un metodo per farsi pagare tante volte con un solo libro: ovvero prendere ad esempio un libro da 100 ricette, spezzettarlo in 10 libri da 10 ricette l’uno e venderli in quel modo. Capite bene che questo metodo da lui inventato (o perlomeno insegnato, questa è la parte certa e verificata) alla lunga ha infastidito i clienti di IngramSpark che a loro volta hanno infastidito la piattaforma che è stata costretta a prendere provvedimenti.

Il Lupo, forse infastidito a sua volta per il calo di vendite, ha deciso che il ruolo di coach e di venditore di libretti nigeriani gli stava stretto, uscendo così dall’ecosistema Accademia diventando formatore in prima persona.

Come si evince dal sito di WePublishing, il suo marketing è molto più aggressivo e orientato al sogno del lavoro facile, semplice e veloce. In pratica le entrate passive dalla spiaggia. (Quest’ultima parte l’ho aggiunta io, ditemi se secondo voi sbaglio).

Il tono non lascia molto spazio all’immaginazione: si parla di metodo per lanciare un business online su Amazon “in 24 ore”, di rendite “fino a 10.000€ al mese”, di oltre 157 persone che starebbero già generando una nuova fonte di reddito da casa, di casi studio con numeri in dollari messi in bella mostra, e persino di come diventare “immune al BAN”, formula che, da sola, meriterebbe un seminario di filologia applicata al marketing (ma poi sul ban e i suoi metodi ci sarebbe da fare un post a parte).

Poi la frase che preferisco: “Nessuno ti venderà nulla.” Una promessa meravigliosa, soprattutto quando poche schermate dopo ti ritrovi a fissare una call strategica gratuita, descritta addirittura come del valore di 30mila euro.

Ora: tutto questo sarà anche legittimo. Ma se uno mi dice “nessuno ti venderà nulla” e subito dopo mi accompagna dentro un funnel con call, piano personalizzato e promessa di un’entrata automatizzata da almeno 3.000 euro in un singolo mese, io non penso a un corso gratis. Penso a una chiamata da parte di un venditore che non vede l’ora di venderti qualcosa.

Poi arriva la parte geografica, ed è lì che il self publishing si trasforma in geografia applicata.

Perché il progetto parla italiano, vende agli italiani, usa testimonial italiani, problemi italiani, desideri italianissimi, persino la retorica è italiana al 100%. Però, quando scendi nel footer, atterri a Lewes, Delaware: TY International LLC. Poi apri la privacy policy e il titolare del trattamento diventa Tufonzy International FZC, con sede a Umm Al Quwain, Emirati Arabi Uniti. In mezzo ci trovi pure una mail collegata a un altro progetto, “ilclubdegliinvestitori.com”, che aggiunge quel tocco di crossover narrativo che non guasta mai.

Insomma: Italia nel copy, Delaware nel footer, Emirati nella privacy.
Più che una società lineare, sembra un itinerario.

E la parte più affascinante è che, mentre sopra si mostrano risultati, dashboard, studenti e possibilità economiche, nel disclaimer si legge che le offerte non costituiscono promesse, proiezioni o garanzie di guadagni specifici. Che è una frase di una bellezza quasi filosofica, perché tradotta in italiano semplice suona così: quello che ti mostro serve a convincerti, ma non usarlo per pensare che valga anche per te.

Tra l’altro il suo cavallo di battaglia è proprio: Ti portiamo a 3k/mese oppure ti rimborsiamo il 100% (commutabile con una vacanza pagata).

Ora, io non contesto il diritto di chiunque di vendere formazione, software o consulenza. E non contesto nemmeno il fatto che TY International LLC non compaia davvero nel Partner Directory di Amazon Ads (perché lo fa). Però proprio qui nasce il cortocircuito più interessante: Amazon spiega che il Partner Network serve a identificare partner per i servizi Ads, con badge legati a competenza e attività sulla piattaforma pubblicitaria. Non è una consacrazione etica universale, non è il sigillo papale sul business model, non è la beatificazione automatica di tutto ciò che viene venduto accanto.

Eppure, nell’immaginario del cliente medio, quel badge fa un altro lavoro: trasferisce autorevolezza. E quando lo metti accanto a claim economici fortissimi, funnel aggressivi e promesse di business “legittimo”, capisci subito perché sia una leva potentissima.

Non so se posso spoilerare quello che trovi all’interno del suo percorso, ma nelle sue lezioni di formazione Yuri insegna anche pratiche che ad Amazon non solo non piacciono, ma che vieta insindacabilmente. Modo strano di lavorare come Partner Directory di Amazon Ads.

Nel frattempo, l’evoluzione del personaggio continua. Da una parte il self publishing “classico”, dall’altra il nuovo mondo degli investimenti (ricordate la mail nella privacy policy? esatto: ilclubdegliinvestitori.com). Altro giro, altra corsa. Non ho molte notizie in merito, ma so che è durata meno di un libro pakistano venduto come madrelingua, perché non ci sono notizie né che il progetto sia attualmente in corso, né di clienti soddisfatti.

Forse proprio a causa di quest’investimento non andato come credeva, è tornato più forte che mai sul self publishing, che grazie alla AI ha portato aria fresca alla sua narrazione, portandolo a utilizzare un linguaggio da operatore di sistema: AutomADS, WeBooksAI, publishing machine, operatori invece che scrittori, AI che “professionalizza” il settore. Siamo passati dall’idea di pubblicare libri al concetto di costruire un impianto, una catena, una macchina. Il libro non è più un libro: è un output di una AI.

E fin qui, ancora una volta, tutto bellissimo. Fino a quando il giocattolo funziona.

Poi però iniziano ad arrivare le storie dei clienti. E lì, improvvisamente, il tono cambia.

Ricordate il famoso percorso che prevedeva un rimborso totale in caso di non raggiungimento degli obiettivi? È scritto nero su bianco nel contratto che ho potuto esaminare (sì, c’è un contratto pieno zeppo di clausole vessatorie) e la famosa garanzia non assomiglia più a una rete di sicurezza, ma a un percorso a ostacoli: obiettivo di 3.000 dollari netti in un singolo mese, sì, ma subordinato a una lunga serie di adempimenti tecnici, tempistiche, screenshot, verifiche, condizioni cumulative e valutazioni rimesse alla controparte. Non una garanzia semplice: una garanzia condizionata, proceduralizzata, filtrata. Talmente filtrata che viene spontaneo chiedersi se serva a proteggere il cliente o il venditore.

E c’è di più. Sempre in quella documentazione compare anche una clausola secondo cui il cliente si impegna a non pubblicare recensioni o opinioni negative e/o denigratorie sul corso o sul formatore. Anche qui: ognuno tragga le proprie conclusioni. Io una mia idea ce l’ho, ma per prudenza la espongo formulata solo come domanda:

Se davvero tutto regge così bene, perché blindare anche il dissenso?

A rendere il quadro ancora più pittoresco c’è un dettaglio che lascia un alone di mistero su questo formatore. Dov’è? Sì perché i suoi siti mostrano i banner di ClickFunnels o simili, in pratica il percorso non sembra esiste più. Le varie pagine social stanno sparendo, si stanno spopolando e/o non commentano più dal 2023. Le testimonianze dei suoi clienti soddisfatti non esistono, stanno invece aumentando quelli che non solo non hanno raggiunto risultati ma che non sono stati affatto rimborsati come promesso.

In pratica ha una facciata dove promette guadagni, sistemi, automazioni, business internazionali… e dall’altra il vuoto assoluto.

Ora, sia chiaro: io non sto dicendo che dietro tutto questo teatrino ci sia una truffa, che ogni società estera sia opaca, che ogni funnel sia illecito o che avvalersi della partnership con Amazon Ads sia creata ad arte per vendere illusioni. Sto dicendo una cosa molto più semplice e molto più scomoda;

quando metti insieme:

  • promesse economiche molto forti,

  • un impianto commerciale che parte dal “nessuno ti venderà nulla” e finisce nella call strategica,

  • una geografia societaria a più livelli,

  • un disclaimer che disinnesca i guadagni proprio mentre la pagina li usa per sedurre,

  • contratti che, a quanto risulta, trasformano la garanzia in un esame di sopravvivenza,

  • e che i legali interpellati segnalano una evidente violazione non solo della disciplina di settore (v. Codice del Consumo) ma anche della più ampia disciplina codicistica italiana ed europea

allora non sei più nel campo della semplice “formazione online”. Sei nel campo delle domande serie.

E le domande serie, prima o poi, arrivano sempre.

Magari arrivano dai clienti scontenti.
Magari da un’associazione consumatori.
Magari da un legale.

O banalmente, da chi si stanca di sentirsi dire che il problema è sempre e solo lui.

La mia personale domanda è: siamo oltre la fuffa?

Se anche tu hai avuto a che fare con questo formatore e ti sono rimasti diversi dubbi su questo ecosistema o qualunque altro pezzo del puzzle, lascia la tua testimonianza qui

(oppure su https://it.trustpilot.com/review/wepublishing.biz dove c’è solo 1 recensione negativa all’attivo)

La tua voce è importante perché una testimonianza isolata è un’anomalia.

Dieci testimonianze che iniziano ad assomigliarsi, invece, sono già un fatto. E sono sicuro che queste testimonianze negative possano diventare un numero a 3 cifre.

Grazie a @dvh per lo spunto narrativo.

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grazie per questa ottima ed interessante ricostrzioni. La condividerò

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